Una famiglia di Salbanei a Grenoble

L'ultima settimana di febbraio ci è arrivata inaspettata la proposta di partecipare ad uno stage di touch a Grenoble.

Io e Franco non ci abbiamo pensato molto e nonostante la nostra scarsa esperienza (giochiamo da 6 mesi) ci siamo lanciati all'avventura.

Massimiliano e Diego non hanno esitato a farsi in 4 per aiutarci a organizzarci e a trovare un alloggio.

Famiglia al seguito siamo arrivati a Grenoble venerdì 29/02.

Il sabato mattina ci siamo incontrati con gli altri partecipanti alcuni di Milano, altri di Belluno altri provenienti da Modena (ma inglesi) e altri indigeni di Grenoble.

Lo stage consisteva in una parte teorica tra l'altro molto divertente, sembrava di essere ad un congresso delle nazioni unite, l'allenatore francese parlava ovviamente francese e una ragazza traduceva in italiano e gli italiani traducevano in inglese.

All'inizio mi sono chiesta se sarei riuscita a capire anch'io prima della fine delle spiegazioni qualche basilare concetto che stavano spiegando, tutti sembravano ferratissimi nei discorsi, io cercavo di capire i disegni.

Poi finalmente tutti in campo e li ho avuto un attimo di sconforto perchè se mi avessero chiesto di mettere in pratica le cose spiegate avrei fatto una figuraccia veramente pietosa;

invece ecco la sorpresa, la cosa che in assoluto mi è rimasta più impressa: abbiamo giocato all'uomo nero o meglio a leone e pecore come lo chiamava George il nostro coach.

Ragazzi che divertimento!

E poi via ad una serie di esercizi semplici di passaggi in ogni direzione, di staffette con roll ball e più si andava avanti più si aggiungeva qualche piccola variante agli esercizi, cambiamenti improvvisi di direzione, incroci e altro.

Alla fine d'obbligo una partitella

Eravamo divisi in 2 squadre: gli Old allenata da George che aveva spiegato anche la parte teorica e i "Misti" allenati dal mitico Vincent (spero si scriva così).

Alle due squadre è stato richiesto di rispettare due requisiti fondamentali: la solidarietà e la disciplina.

Questo basta, secondo me, per capire che in questo sport non ci si preoccupa solo di creare vincenti sul campo, ma si cerca di fra crescere persone consapevoli di vivere in una società.



A questo punto avremo dovuto mettere in pratica quanto ci era stato insegnato, ma la verità è che mentre gli old da veri saggi hanno rispettato le consegne (non da pecore, ma da leoni) i misti young hanno giocato un po' troppo individualmente,senza COMUNICARE e in maniera poco organizzata, cercando solo di vincere.

Risultato...ve lo potete immaginare, i vecchietti ci hanno proprio "asfaltato".

Sfiniti dalla giornata i nostri ospiti francesi non hanno mancato di rinfrancarci con un lauto pasto dopo l’allenamento.

E' stato un bel momento di ritrovo in cui abbiamo potuto conoscere un po' meglio i nostri nuovi compagni e parlare un po' delle nostre vite e come spesso accade quando incontriamo realtà diverse riscopriamo la nostra quotidianità sotto un'altra luce.

Non ricordo neanche di aver toccato il cuscino quella sera e non per effetto della birra, ma penso per esaurimento di energia.

Il giorno dopo abbiamo ripreso il nostro allenamento in un campo un po' fuori Grenoble.

Fino a quel momento non mi ero accorta di quanto bello fosse il paesaggio, forse perchè troppo assorta nel gioco.

Era la tipica giornata primaverile, siamo saliti in un paesino sulle montagne che circondano Grenoble, sembrava un paese di favola,un castello, grandi prati verdi, boschetti, vialetti sui prati per passeggiare e proprio là due grandi palestre e un campo sintetico, Franco scuotendo la testa ha detto che siamo noi italiani che non sappiamo sfruttare gli spazi e non gli do tutti i torti.

In mezzo a tutto quel verde abbiamo sparato le nostre ultime cartucce fisiche, mentre i nostri compagni francesi erano decisamente più in forma di noi.

Ci siamo focalizzati su poche nozioni fondamentali di gioco, i ruoli da mantenere in campo e la necessità imprescindibile di comunicare durante il gioco.

Quindi con impegno abbiamo affrontato per la seconda volta gli old.

Il primo tempo è stato notevolmente migliore rispetto al giorno prima siamo stati più comunicativi più attenti ai compagni e più organizzati nel gioco, ma purtroppo nel secondo tempo ,forse per la stanchezza forse per il fatto di non riuscire a prevalere nettamente sugli avversari, siamo tornati a commettere gli errori del giorno prima e di conseguenza ci hanno riasfaltato .

Che dire, una squadra non si crea in due giorni, sicuramente qualche cosa in più l'abbiamo imparata tutti e a nessuno manca la voglia di continuare a crescere in questo gioco con queste regole di rispetto e di amicizia, per cui penso che l'esperienza debba fare la sua parte sui "Misti".

Mi ricorderò sicuramente per sempre di questi due giorni con i miei compagni di touch che ringrazio per la loro grande gentilezza e amicizia.

Devo ringraziare anche Franco che mi ha permesso di partecipare allo stage, occupandosi per due giorni non solo dei nostri bambini ma anche di quelli degli altri partecipanti "la nostra piccola squadra del futuro".

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